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mercoledì 10 dicembre 2008

Recensione - Sidera Ves

SIDERA VES - Sidera Ves
Autoproduzione - 2008
Torino



Tracklist:
01 - Tossine
02 - Zaca
03 - Chupacabras
04 - Crack
05 - Il Falò del Satiro
06 - Sveglia
07 - Si Chiama Vita


Line Up:
Enrico - chitarra e voce
Francesca - basso
Gillo - batteria
Fede - synth e chitarra


I Sidera Ves nascono a Torino si assestano sull’ attuale line up nell’ estate del 2008. In pochi mesi danno alla luce diversi brani che, giusto sul finire dell’ anno, trovano collocazione nel primo disco del gruppo, autoprodotto nel “Sidera Studio” del chitarrista/cantante Enrico Esma.

Il sound di questo lavoro ricorda gli Afterhours più violenti e abrasivi, tocca vette di dissonanze industrial degne dei Ministry o dei Nine Inch Nails, ma presenta anche qualche esperimento più rumostico sulla scia dei Nirvana di In Utero e dei Marlene Kuntz, e sviluppa spesso e volentieri un muro sonoro distorto che brilla grazie ad una produzione davvero di ottimo livello.

Il disco si apre con due pezzi semplici e diretti, incentrate entrambe sul wall of sound delle chitarre e sulle melodie della voce, che si rifà sia a Manuel Agnelli che a Trent Reznor: il primo, “Tossine” vive sul rumore di stampo Nirvaniano e su divagazioni industriali, mentre il secondo, Zaca, viene sviluppato con una maggiore dinamicità grazie all’ alternanza di parti violente e stacchi melodici. Brani apprezzabili, con l’ unica pecca delle melodie non sempre ficcanti.

Il meglio del disco sta nel suo cuore, nella fattispecie “Crack”, l’ unico pezzo cantato in inglese, basato su ritmiche schiacciasassi, distorsioni sempre più invasive e una breve apertura melodica questa volta davvero incisiva, e l’ intrigante Chupacabras, interamente strumentale, dove le atmosfere crepuscolari e desertiche di “And The Circus Leaves Town” dei Kyuss vengono rivisitate in versione noise.

Gli ultimi tre pezzi vedono le sonorità dei Sidera Ves intrecciarsi con suggestioni acustiche e ambientazioni più soffuse.

“Il Falò del Satiro” è la più brillante e spiazzante, quando sul suo incedere acustico e vagamente psichedelico irrompe una sezione ritmica roboante; “Sveglia” è una ballata di stampo Afterhours che si lascia andare eccessivamente ad un pop abbastanza facile e non particolarmente incisivo e che ha come unica idea degna di nota una parte vocale prevalentemente parlata e recitata; mentre la conclusiva “Si Chiama Vita” è più orientata verso eterei lidi post rock, ripropone la fusione acustico più rumoroso e sviluppa un atmosfera malinconica con diverse aperture melodiche, stratificando passo dopo passo l’ ormai abbondantemente apprezzato muro sonoro,

La proposta dei Sidera Ves è ricca di idee e contenuti interessanti, in più è supportata da una abilità strumentale appropriata così come da una buonissima produzione, ma è probabilmente ancora alla ricerca di una personalità più accentuata. Le ombre delle influenze del gruppo si stagliano sullo sfondo in maniera forse troppo nitida e riconoscibile (benché siano ottimamente miscelate fra loro), e spesso nei pezzi manca quel qualcosa in più a livello melodico che farebbe fare il salto di qualità definitivo al gruppo.

Per un progetto relativamente giovane come questo, il risultato è comunque già parecchio apprezzabile.



VOTO: 72/100


Sebastiano Leonida Bianco

2 commenti:

Anonimo ha detto...

72.Dio è Cristiano.

Anonimo ha detto...

Grazie mille x la recensione!!
Purtroppo da myspace non si riesce a linkare la pagina perché sembra che non sia a prova di phishing e che avete troppo spam dentro.....

Un abbraccio,

Fra - S:::V