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martedì 2 dicembre 2008

Intervista - Roulette Cinese

I Roulette Cinese nascono nel 2004 a Vercelli come progetto di musica elettronica e sperimentale caratterizzato da una forte componente teatrale.
Dopo "Che fine ha fatto baby love?", si ripresentano sulla scena con un secondo album "Ibridomeccanico", uscito nel settembre 2008, per l'etichetta Interbeat Lab, che stanno promuovendo con un minitour che tocca diverse città d'Italia e in tv, grazie al video "Love song", il loro primo singolo, in rotazione da qualche settimana su All Music.
Abbiamo intervistato Joe Raggi, l'ideatore del progetto, voce e autore dei Roulette Cinese.

Quando nasce il progetto Roulette Cinese?
I Roulette Cinese nascono discograficamente parlando nel 2004 con l'uscita del disco "Che fine ha fatto Baby Love?" per la Toast Records di Torino.
Il gruppo però esiste dal 1995.
E' iniziato tutto quando io e Betty Cembrola (la voce femminile della prima formazione), che ai tempi facevamo parte di una compagnia teatrale, ci troviamo a interpretare la parte di due musicanti nell'opera Don Giovanni. E proprio l'interesse per il teatro contaminato dalla musica crea le basi per i Roulette Cinese.
Successivamente gli equilibri si sono invertiti: lo spettacolo diventa musicale con accompagnamento di parti recitate, per poi trasformarsi in spettacolo completamente musicale, anche se la parte visiva e multimediale è sempre molto presente.
La band ha sempre subito numerosi cambi di formazione
Sì. Inizialmente tutte le canzoni erano incentrate sulle voci mie e di Betty, mente gli altri musicisti sono sempre stati un contorno. Solo quando abbiamo partecipato al contest "Rock Targato Italia" avevamo raggiunto una formazione stabile e ufficiale, anche se oggi è già cambiata.
Diciamo che i Roulette Cinese sono un progetto sempre in evoluzione e sempre aperto a diverse collaborazioni.
Cos'è cambiato dal primo album del 2004 "Che fine ha fatto Baby Love?" a questo "Ibridomeccanico"?
Prima il sound era molto più rock, era il classico rock teatrale, dovuto anche al fatto che i musicisti di allora erano più rock.
Ora che sono rimasto da solo, il sound è più elettronico, anche perché ho sempre avuto un debole per l'elettronica.
Con l'elettronica hai più spazio per sperimentare e creare continuamente suoni nuovi, abbiamo lavorato sulla ricerca delle sonorità.
Che poi potrebbe essere una scelta controcorrente, dato che a mio avviso ultimamente va molto di più il suono grezzo e tradizionale che non gli strumenti sintetici.
Nel rock è stato fatto e detto molto, mente nell'elettronica ci sono molti territori ancora da scoprire.
Con l'album "Ibrido meccanico" ho voluto comporre canzoni più vicine al pop, delle "vere" canzoni. E questo per me è il vero esperimento. Pop per la struttura dei pezzi, non per il contenuto.
L'album si intitola "Ibridomeccanico" ed è suddiviso appunto in una parte ibrida e in una meccanica.
La prima parte, la parte "Ibrida", contiene rivisitazioni di canzoni già esistenti.
La parte "meccanica" contiene nuovi brani, ispirati ai romanzi di Philip Dick "Un oscuro scrutare" e Ubik". E' la sintesi del lavoro fatto da me, che mi sono occupato delle melodie e dei testi, su una pre-produzione di Matteo Robutti (Iso), musicista molto sperimentale, che però si allontava un po' dal concetto tradizionale di "canzone" che invece m interessava esplorare.
Il tutto è stato rielaborato e registrato da David Nizi e Claudio Spizzo degli Shape , specializzati in electro-dance, che hanno lavorato anche sul resto dell'album.
Per la parte live ho chiamato Ed e Fabiano dei Nafoi, rispettivamente alla chitarra e agli effetti.
Qual è la filosofia dei Roulette Cinese?
Parto dal nome del gruppo. Il nome Roulette Cinese deriva dal titolo di un film di R.W.Fassbinder, un regista che adoro, in cui i protagonisti in due squadre si massacrano verbalmente e psicologicamente in un crudele gioco della verità.
Questo massacro verbale e mentale è la filosofia che fa da sfondo alla musica del gruppo.
Molto presente poi è il continuo richiamo al doppio, al dualismo, al contrasto tra il bianco e il nero, quindi la doppia lettura dei testi, tutti da interpretare.
I testi hanno sempre un risvolto psicologico sul farsi del male, sapendo che comunque si tratta di un gioco.
La filosofia del gruppo dal punto di vista musicale è appunto la sperimentazione e la continua ricerca del suono.
Io fondamentalmente mi occupo dei contenuti il resto della band dell'impronta musicale.
Di cosa parlano i tuoi testi? C'è un tema ricorrente? L'intero album si può definire un concept?
I testi giocano sull'ambiguità e sul fatto che non vi sia un significato univoco, ma lasciano sempre il discorso aperto a diverse interpretazioni. Chi ascolta ha un proprio spazio creativo.
I testi parlano di sensazioni, storie, accenni di storie, raccontate in modo ironico. Come la canzone "Vegetale". No, non si può definire un concept album.
Parlaci di "Vegetale"
"Vegetale" fa parte delle canzoni ibride. Nella prima versione il testo era molto più ironico, ora è più intimista.
E' una canzone che parla di quelle persone che non amano molto pensare e preferiscono scegliere la strada più facile per vivere.
Il singolo è "Love song". Contrariamente a quanto si possa pensare non è una canzone d'amore
"Love song" era presente anche in "Che fine ha fatto Baby Love?", mente la versione del nuovo album è una rivisitazione con suoni diversi.
A me non piace parlare di "sole cuore e amore", quindi ho voluto scrivere una storia d'amore un po' diversa. "Love song" parla di un rapporto consapevole tra vittima e carnefice, una specie di rapporto sado-maso in chiave ironica.
E poi il ritornello dice "singing MAI love song": un gioco di parole per dire che non canterò mai canzoni d'amore.
Lo scenario delle canzoni mi sembra postatomico e nichilista, con influenze dark e new wave
In effetti questo è un retaggio che mi porto dalla new wave. La new wave mi piaceva e mi piace tuttora.
Qualcuno vede nei testi una parte oscura, "Un oscuro scrutare" per l'appunto.
L'idea è di cercare di non essere mai uguali agli altri.
Quali sono le band che più ti piacciono o che ti hanno influenzato?
Mi piace la musica elettronica tedesca, poi i Sigur Ros, Tom York, Bjork e Diamanda Galas, una vocalist americana di origine greche con una voce unica nell'ambito della goth music.
Però tendenzialmente non cerco di imitare o di ispirarmi a nessuno di loro
La tua estensione vocale è molto ampia. Quali vocalist ti piacciono?
Su tutti Tom York dei Radiohead, che mi emoziona tantissimo
E poi John De Leo, il primo cantante dei Quintorigo
Mi piacciono molto anche i Portished dell'ultimo disco.
Parlando sempre di "Ibridomeccanico", è nato prima il titolo o il concetto?
E' nato prima il tiolo e poi da quello ho cercato di sviluppare il concetto del disco
Philip Dick è molto presente nei testi e anche l'immagine della pecora in copertina è un riferimento ai suoi romanzi.
Sì Philip Dick mi ha ispirato molto soprattutto nel gioco dei contrasti. Anche il melodico e l'elettronica se ci pensi sono un contrasto, il bianco e il nero della copertina, i testi oscuri su arrangiamenti leggeri.
Mi piace la bivalenza. L'umano e il meccanico, come gli androidi dei libri di P. Dick
La pecora si riferisce al libro da cui è tratto "Blade Runner" "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?"
Perché hai scelto di fare una cover di Fausto Rossi?
Perché hai scelto di fare una cover di Fausto Rossi?
Sono sempre stato un fan di Faust'O e di Fausto Rossi (il vero nome di Faust'O usato nel suo secondo e attuale periodo artistico, come molti appassionati di new wave. Ritengo che sia a metà strada tra David Bowie e P.I.L., altri due artisti che apprezzo particolarmente.
Nel 2007 mi è stato chiesto di partecipare a una compilation tributo a Faust'O ("Dentro questi specchi - Tributo a Faust'O Rossi", Dischi Strambelly). Dato che contemporaneamente stavo preparando l'album Ibridomeccanico e cercavo una canzone che iniziasse con "E" (ricordiamo che le iniziali dei titoli delle canzoni contenute in Ibridomeccanico compongono la frase "I L.O.V.E. U.B.I.K.) , la scelta è ricaduta su "Exit", una canzone che adoro, molto intensa...anche se mi rendo conto che solo Fausto Rossi, con il suo vissuto, la può cantare e interpretare. Mi sono fatto un po' di scrupoli, perché è molto cruda e di difficile interpretazione, però mi piaceva sia la musica sia le parole e così ho deciso che la vera sperimentazione è anche rielaborare canzoni in un contesto diverso dall'originale. E così ho realizzato "Exit per la compilation tributo che poi ho inserito in "Ibridomeccanico".
Tra l'altro, dopo la realizzazione di questa compilation, la Interbeat ha deciso di produrre due dischi di Fausto Rossi che usciranno a breve.

Tra l'altro, dopo la realizzazione di questa compilation, la Interbeat ha deciso di produrre due dischi di Fausto Rossi che usciranno a breve.
Perché "I L.O.V.E. U.B.I.K."?
Ubik è il titolo di un libro di Philip Dick, che è un tema ricorrente della parte meccanica. E poi mi piace giocare con le parole
Anche in "Kid C" giochi con le parole. Il collegamento con "Kid A" dei Radiohead sorge spontaneo. Di cosa parla?
Sì, Kid C è un gioco. Tutta la canzone è composta da frasi e dialoghi tratti da Ubik che iniziano per C, incollate in ordine casuale con la tecnica del cut-up.
Il riferimento ai Radiohead è una sorta di omaggio alla loro musica e alla loro genialità.
Progetti futuri per i Roulette Cinese?
Ricercare sempre nuove collaborazioni…e fare un album che non contenga "Love song" :)

Barbara Origgi


Roulette Cinese
http://www.myspace.com/roulettecinese


Puoi leggere questa intervista anche su www.okmusik.com

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